La trattoria a Milano è storia, luogo prevalentemente di tipo popolare, dove saziarsi con tipici e genuini pasti o cene, spesso presente nei quartieri centrali popolari delle città o nei piccoli centri dove l’organizzazione del ristorante poco si giustificherebbe per il tipo di clientela.

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Milano è la città della moda e dell’estetica: nei grattacieli, come sotto le guglie del Duomo, si aggirano uomini e donne per cui il tempo sembra non passare mai, e si aprono le porte di locali curati dai designer secondo i trend della stagione in corso. Eppure anche a Milano si trovano ristoranti che non sembrano avere alcun interesse per il proprio aspetto. Sono locali indifferenti al passare del tempo e delle mode; e per questo rischiano di rimanere indifferenti anche ai passanti, attirati dalle insegne brillanti di una nuova apertura. In alcuni casi si tratterebbe però di un grave errore: ecco alcuni dei brutti ma buoni da non perdere a Milano.

A Milano le trattorie possono essere famose e ricercate per la qualità e genuinità dei cibi e per la caratterizzazione, quasi sempre di cucina locale o regionale, delle preparazioni. L’economicità dei prezzi praticati è un’altra attrattiva di questi locali a cui fa riscontro una maggiore semplicità nel servizio e negli arredi. A Milano piace andare a mangiare in trattoria perché è un locale tipicamente meneghino, che rispecchia il gusto e la mentalità della tradizione culinaria milanese.

Nel bel paese piace mangiar bene, ma ai piatti troppo elaborati si preferiscono portate più semplici e genuine che richiedono comunque non solo ingredienti di prima qualità, ma anche partecipazione personale da parte di chi li prepara. Ecco perché molte volte ai fornelli della cucina di una trattoria c’è una donna, di solito la moglie del proprietario, che sa dare ai piatti il sapore delle cose fatte in casa. Il menù di solito non è molto lungo ed abbondante perché quasi tutto è preparato al momento ed il menù offre specialità della casa e piatti tipici regionali . I tavoli sono preparati in modo semplice ma con cura e, cosa importante, il vino è sempre buono e genuino.

In via Edoardo Porro 8, in un contesto periferico e decisamente poco affascinante, si apre l’ingresso di quello che può apparire un vecchio bar di paese. Si tratta in realtà dell’Altra Isola: non fatevi ingannare dal personale cinese e sorvolate sull’accoglienza burbera del proprietario, questa trattoria è una delle migliori a Milano per quel che riguarda cotoletta e ossobuco.

Anche Da Martino, in via Farini 8, può inizialmente trarre in inganno. L’ingresso è interamente occupato da un bancone con pietanze da asporto e pizza al trancio: ma proseguite oltre, fino alla saletta con rivestimenti in legno a mezza altezza e una quantità eccessiva di tavoli. Guadagnate qualche centimetro quadrato e scegliete se ordinare la pizza, i fritti o la rinomata cotoletta della casa.

Dall’altra parte della città, a pochi metri dalla nuova Fondazione Prada e dai binari della stazione di Porta Romana, l’Osteria Tajoli (via Brembo 11) potrebbe tranquillamente passare inosservata, se non fosse per i molti lavoratori dei dintorni che la affollano durante la pausa pranzo. Tovagliette di carta, una sala rivestita di legno, stampe e ritagli e una veranda coperta con vetro e plastica. Il punto di forza è la cucina casalinga: i menu sono scritti a mano ogni giorno e comprendono ravioli e cotolette e specialità come i caserecci con fave, pancetta e pepe.

Affori un tempo non era un quartiere di Milano ma un borgo a sé stante. A quell’epoca risale la cooperativa Sempre Uniti, che voleva di riunire e aggregare i lavoratori del sobborgo milanese. L’Osteria del Biliardo ha mantenuto la stessa insegna e un ingresso simile a quello di un bar, in una stradina secondaria e quasi tortuosa nei dintorni di Villa Litta (via Enrico Cialdini 107). Il nome è dovuto ai grandi tavoli da biliardo all’italiana contenuti nello stanzone della trattoria: si servono taglieri di salumi e formaggi, ma soprattutto piatti fra il tradizionale e il creativo (a prezzi popolari) come i casarecci con menta, mandorle e lime e il tortino di alici con crema di peperoni.

Qualche decennio gli impiegati milanesi erano soliti pranzare nelle latterie. Oggi l’usanza si è persa; ma se avete voglia di ripristinarla, fate un giro nei dintorni di Porta Venezia. Cercate una vetrina addobbata con una tovaglia a quadretti e una lavagna con il menu del giorno: la Latteria La Cicala, in via Bellotti 13, propone pranzi casalinghi in un ambiente decisamente casual, in cui gli avventori si trovano anche ad apparecchiare, sparecchiare e condividere il tavolo con sconosciuti. I piatti variano ogni giorno e comprendono tante verdure di stagione, pasta e pane di lievito madre e grigliate in alcune occasioni speciali.

I cibi esotici sono spesso una scoperta; di sicuro lo è Nabab, ristorante indiano in piazza Sant’Agostino 2 che non fa nulla per distinguersi dai tanti etnici a poco prezzo e scarsa qualità. Un’insegna bianca e blu porta a un ingresso leggermente più colorato, ma quasi del tutto privo delle decorazioni che di solito adornano questo tipo di ristoranti. L’importante è però la cucina: nonostante le premesse è quella di Nabab è di buona qualità, saporita e abbondante, in versione vegetariana o di carne.

l ristorante più buono fra i brutti a Milano si trova però in via Lombroso 20. In una strada anonima e priva di qualunque attrattiva, la Trattoria del Nuovo Macello ha l’aspetto poco significativo di un bar-osteria di provincia: le tende a righe bianche e verdi sono incorniciate da qualche siepe, mentre le tendine a mezza altezza sulle vetrine impediscono di sbirciare all’interno. Ma, se non avete già sentito parlare, fate un atto di fiducia e prenotate un tavolo: la cucina, fra classici eseguiti a perfezione come la cotoletta alta e i mondeghili, propone piatti rivisitati come il risotto ed erborin, con prezzemolo, lime e seppie marinate, e il Tokyo-Milano, che avvolge la tartare di manzo in alga nori e la accompagna con uova di lompo e maionese al wasabi